Senza te

E’ passato esattamente un mese dall’ultima volta in cui ci siamo sentiti. Un lento, inesorabile, mese in cui non hai avuto ripensamenti, dubbi, o magari sei stato abbastanza forte da ignorarli. Evidentemente quella era la decisione giusta. Ne prendo atto, mi rimbocco le maniche, mi accendo un’altra Lucky Strike e vado avanti. Pensando a te, ostinata(mia)mente.

Sai, mi sarebbe piaciuto viverti ancora.
Giusto un altro po’, o magari una vita intera.

Darti una spalla sulla quale piangere,
festeggiare insieme i traguardi,
sorridere e ridere per qualunque sciocchezza.

Avrei voluto altri milioni di quegli sguardi,
che dicevano tutto.
Quegli abbracci, quelle carezze, quei baci.
Altre serate stesi sul letto, stretti stretti,
a parlare, ascoltare, guardare, leggere.
Altri momenti, lontani dal mondo, tutti per noi.

Se me ne avessi dato la possibilità,
mi sarei perso altre migliaia di volte, in quegli occhi.

Avrei, avrei, avrei ma non avrò.

Ed è quest’impotenza,
questo non poter fare più nulla per,
che mi devasta, che mi lacera dentro.

[ Se chiudo gli occhi
sono lì con te
in braccio ai monti
e all’orizzonte
ma non ho più fiato
lo sanno anche le nuvole e l’aria
quanto ti ho amato…
]

Forse il problema è che mi ero creato troppe aspettative. Troppi film diretti da questa mia mente sognatrice, visionaria. Però ci credevo. Credevo in tutto quello che avevamo costruito, nonostante la distanza. Facevo progetti, mi immaginavo il nostro futuro.

Un appartamento, con balcone e gatto annessi. E sì, lo so che gli animali dentro casa non ti piacciono, ma blah blah blah. Un letto a due piazze, decine di cuscini, una coperta rossa. E chissenefrega delle lenzuola sporche. La spesa che avremmo fatto insieme alla Coop, riposta in frigorifero e senza più roba andata a male, perchè me ne sarei occupato io. I cartoni della pizza, di due giorni prima, riposti sul ripiano più in alto, in attesa di essere buttati via. I nostri libri fusi in un’unica libreria. Io e te.

Ma non ci sarà niente di tutto questo.

Per salvare un rapporto bisogna essere in due. E non ho visto mani tese verso di me, nessuno spiraglio di luce. Ho provato a farti ragionare ma non è servito a niente. Non me la sento è stata la porta che mi hai sbattuto in faccia, e il pugnale con cui hai messo fine all’essere che avevamo plasmato insieme: noi.

Devi andare avanti, lasciarti tutto alle spalle. Così mi dicono. Ma non ce la faccio, mi sembra un’ingiustizia verso quello che è stato, quello che poteva essere.
Quello che provo.

Amara è la vita, eh?

[ Ma solo perchè due persone si amano,
non sempre significa che sono fatte per stare insieme.
]

(da Lost, ep. #5.17)

A volte mi piace pensarla così. Fa un po’ meno male.

Il peso dell’assenza

A volte mi sembra quasi di non avere più niente da dare.
Mi sento svuotato. Non ho voglia di fare nulla.
Mi stanca già solo respirare, e guardare il mondo attraverso la tua assenza.

Questo peso si addormenta con me, la sera, quando ormai il sorriso di circostanza non regge più, ed è lì, al mattino, quando spalanco gli occhi, interrompendo la quiete dei sogni.

Perchè continuiamo a costruire se non c’è niente che sia per sempre ?

semplicemente, parlarti.

Vorrei parlarti del corso di Chimica, e di tutte le fottute formule che non capisco.
Del mio nuovo lettore mp3, con 307 canzoni che favoriscono il suicidio.
Della musica che ascolto, che mi ricorda te e ogni secondo passato insieme.
Dei concerti a cui vorrei andare quest’estate.
Di quest’incubo da cui non riesco a svegliarmi.
Di tutte le lacrime che non riesco più a versare.
Ma tu non ci sei. Più.

[ La tua assenza è un assedio. ]

quello che mi fa soffrire…

[ E quello che mi fa soffrire non è tanto la morte di un amore, ma la morte di un essere vivente che avevamo creato entrambi, che forse avevo creato solo io… Questo essere vivente era l’unione di me e di te come l’uno voleva l’altro. ]

Marcelle Sauvageot, Lasciami sola

niente (?) da capire

Vorrei poter entrare nella tua mente. E capire.
Cos’è successo, cosa ti ha portato a prendere quella decisione, cosa ti ha spinto a mollare invece di lottare. Per noi.
Forse non lo saprò mai, o forse non è questo l’importante.

Mi rendo conto che i sentimenti non si possono comandare, eppure continuo a chiedermi come sarebbe andata se…

I sensi di colpa mi avvolgono. Rimpiango di non aver colto i segni, semmai ci siano stati. Di non aver avuto la possibilità di fare qualcosa. Qualsiasi cosa.

Non hai voluto provare. Sarò mai capace di perdonarti per questo?

pensieri

[ è inutile aspettarsi una reazione che non c’è
e se riesco a tenere i pensieri lontano
da tutte le altre cose che mi fanno male,
non riesco a tenerli lontano da te
]

Giorgio Canali & Rossofuoco, Lezioni di poesia