Questa stanza continua a parlarmi di te.

Forse dovrei smantellare tutto, per non sentire il tuo respiro che ancora aleggia nell’aria. A partire dalla mia libreria, con tutti i libri che mi hai regalato e consigliato, che abbiamo scoperto e comprato insieme. Le stampe di Klimt e Haring, che mi ricordano le passeggiate a Roma e il viaggio in Baviera. La tazza coi gatti, che mi hai dato la sera del nostro primo incontro. La finestra, che hai chiuso in quel pomeriggio invernale, le pareti, tra le quali abbiamo vissuto giornate indimenticabili, e il letto, ancora troppo grande per me, in cui ci siamo abbracciati per ore.

Anzi, no. Probabilmente non servirebbe comunque a niente. Il rumore dei ricordi continuerebbe a rimbombarmi nelle orecchie, incessantemente.

Dannazione…

E vaffanculo la mia insicurezza, il mio voler continuare a sbatterci la testa, il mio cercare di aggrapparmi a qualcosa che ormai non è e non può essere più. E’ stato bello finchè è durato, ma qualcosa si è rotto. Non è importante stabilire di chi è la colpa, ma accettare che è andata così e non si può far niente. Sono cose che succedono. Quale è l’utilità di voler ricostruire un qualcosa che non può essere ricostruito? Che senso ha voler portare avanti una storia se si sa già che sarebbe comunque una storia stancante, lacerante, e che alla fine non porterebbe nulla di buono, non aggiungerebbe nulla di più a quello che è stato? Per un anno e sette mesi abbiamo viaggiato, mano per mano, sullo stesso treno, verso una meta comune. Poi, per un motivo o per un altro, abbiamo intrapreso strade diverse. Può essere devastante e straziante quanto ti pare, ma bisogna prenderne atto. E’ solo paura. Il problema è questo: ho paura. Paura di non raggiungere più quella che in questo tempo mi era sembrata la perfezione. Come devo fare per convincermi che non tutto è perduto? Che là fuori, nel mondo, posso ancora trovare la mia felicità, qualcuno che possa comprendermi, accettarmi, amarmi per quello che sono, nonostante i miei innumerevoli difetti? E’ questo che mi tormenta, e probabilmente ho cercato di riavere indietro quel qualcosa che fino ad un mese e mezzo fa mi sembrava certo, assodato, per la paura del buio che invece, così, mi si prospetta davanti. Ma poi, cristo santo, non posso semplicemente… bastarmi?

L’idea di averti perso e di essere stato incapace di trattenerti mi perseguita. Anche di notte. Faccio sogni in cui va tutto bene. Sogni talmente vividi, che al risveglio mi sento felice, sorrido. Per poco. La realtà si fa subito strada, nel buio, quando, dall’altra parte del letto, cerco un abbraccio fugace. Che, puntualmente, non arriva mai.