Sleep in heavenly peace.

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Nel pomeriggio S. mi ha telefonato. I soliti auguri, i soliti “come stai?”, “come te la passi?”. Lui non lo sa, ma il fatto che ancora, a distanza di quattro anni, si prende la briga di chiamarmi ogni tanto, mi rende felice. Mi piace pensare che sia un segno di ciò che sono stato capace di costruire. Cerco di non rimuginare troppo sul fatto che da un paio di anni alla sua domanda “ci sono novità?”, la risposta sia sempre la stessa: “no, niente di nuovo, niente di rilevante”. Lui sorride, svia il discorso, per non farmi pesare la pateticità in cui mi sono ingabbiato, io sospiro, sparo una battuta per sdrammatizzare, ma sento addosso tutto il peso della mia decisione di privarmi dell’amore.

L’anno sta per finire, c’è chi tira le somme, chi fa buoni propositi per l’anno nuovo. Io potrei ripromettermi di iniziare a pensarti raramente, ma sarebbe solo l’ennesimo fallimento annunciato. Quindi mi limito a fumare un’altra dannata sigaretta con le solite canzoni lacrimogene in cuffia, scacciando via i riflessi di una storia sfumata.

Ah, buon Natale. E complimenti per la festa, una festa del cazzo…

20.

Stringo un patto con il diavolo, voglio i tuoi occhi, di nuovo e a tutti i costi. Fumo una sigaretta per sancire questo patto, amore mio, ma poi scopro, atterrito, che sei tu il diavolo.

[ Pier Vittorio Tondelli ]